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Cascina Chicco, «l’eccellenza di un vino è la sua differenza»

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Cascina Chicco, la cantina sotterranea Cascina Chicco, la cantina sotterranea

«Osserva quella pietra, quella con gli inserti minerali brillanti. Quello è gesso che proviene dai nostri terreni a Castellinaldo. È una vena che da Guarene arriva fino a Govone e passa sotto le nostre vigne: lo abbiamo usato per rifinire le volte della cantina sotterranea: anche i muri parlano del nostro vino».


Ci sono cantine che rappresentano un territorio, altre che sono il territorio. Cascina Chicco, a partire dai materiali con in quali è stata edificata, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. A quella misteriosa e affascinante definizione, Terroir, che si compone di geografia, microclima, geologia e, soprattutto, di amore per una natura vocata da secoli alla produzione di vini di qualità. «Ma anche di lavoro in cantina e dedizione assoluta alla scelta e alla valorizzazione dei terreni migliori», racconta Enrico Faccenda, classe 1972, titolare dell'azienda di Canale d'Alba assieme al fratello Marco, di un anno più vecchio. «È questo che ci spingeva, da giovani, a bigiare la scuola per andare ad imbottigliare. Ed è questo – continua – che nel corso degli anni ci ha guidato negli acquisti delle proprietà e nell'individuazione delle varietà da coltivare nei loro luoghi di elezione».

Il Roero, i Roeri

Perché il Roero non è una terra monolitica e univoca, sicuramente non vocata ad un unico vitigno. Ma un affresco di sfumature vitivinicole che cambiano di vigneto in vigneto, di collina in collina. E richiedono una lunga esperienza ed una costante frequentazione prima di donare i loro frutti migliori, oggi sempre più apprezzati e riconosciuti in ogni parte del mondo. 

«Coltiviamo la vite da almeno tre generazioni – racconta Enrico Faccenda – e abbiamo sempre vinificato in proprio. Mio bisnonno era un gran conoscitore della zona e possedeva frutteti della pregiata pesca di Canale a Mombirone». 

Uve di Nebbiolo nei vigneti di Cascina Chicco

Ma è dagli anni ‘80 che Cascina Chicco assume il carattere di un’azienda vinicola moderna, acquistando nuovi vigneti, strutturandosi per il mercato, ampliando la cantina e le tipologie di vino prodotte. Sono gli anni in cui Enrico e Marco terminano gli studi enotecnici e decidono di dedicarsi anima e corpo al vino: «Mio padre, che possedeva una famosa salumeria di Canale, ci consigliò di non seguire le sue orme. “Troppo lavoro, anche durante le feste, non sarete mai a casa”, diceva. Così oggi lavoriamo 365 giorni l’anno in vigna e cantina», scherza Enrico. 

Terreni eccellenti e vocazione storica

Da poco più di un ettaro coltivato nel dopoguerra agli oltre 40 odierni, dalle damigiane di Nebbiolo e Barbera alle oltre dieci etichette prodotte oggi per un totale di 350 mila bottiglie, di vino ne è passato nelle botti: «La prima spinta all’azienda fu data dal boom dell’Arneis verso la fine degli anni ‘70, un vero e proprio volano per la viticoltura del Roero».

Grazie al “Nebbiolo bianco”, Cascina Chicco cresce in dimensioni e prestigio, ottenendo i primi riconoscimenti internazionali. Ma l’ambizione dei fratelli Faccenda è quella di comunicare il Roero per intero, di non accontentarsi del successo di un vitigno. Di riuscire ad esprimere, attraverso il vino, la terra in cui sono cresciuti: «Se c’è una cosa di cui posso dirmi orgoglioso è la ricerca dei vigneti che abbiamo fatto nel corso degli anni – confessa Enrico. Non ci siamo accontentati di coltivare la terra attorno alla cascina, piantando le varietà richieste dal mercato. Ma siamo andati in cerca degli appezzamenti migliori dai quali otteniamo l’eccellenza delle tipologie: l’Arneis a Canale, la Barbera a Castellinaldo, il Nebbiolo a Vezza e a Castagnito. Siamo stati fra i primi, nel Roero, ad abbinare terreni e uve seguendo la storia e la vocazione degli appezzamenti». 

Come esempio di «impronta territoriale», Enrico porta le Barbera di Cascina Chicco, Bric Loira e Granera Alta: vini le cui uve nascono in mezzo ai pescheti di Castellinaldo e, maturando, sviluppano colore e profumi unici. «Quando le portavamo alle degustazioni, più che sulla qualità ci facevano osservazioni sulla tipicità: sui profumi di frutta rossa e frutta matura, sui colori. Rispetto allo standard, le nostre Barbera non solo sanno distinguersi, ma riescono a farsi identificare».

Infernot scavato nella roccia, Cascina Chicco

La cattedrale sotterranea del Roero

Come segno identificativo, anche la cantina di Cascina Chicco ha subito una profonda evoluzione. Le ultime ristrutturazioni, cominciate a metà degli anni Duemila, hanno trasformato l’aspetto di un edificio colonico degli anni ’50 in una moderna struttura per le degustazioni e gli eventi, con cucina e sala multimediale.  

Ma la parte più spettacolare del progetto si trova nel sottosuolo. Qui, fra cunicoli e corridoi sotterranei, crutin e infernot scavati nella nuda roccia per conservare le Riserve e le annate storiche, si aprono sale circolari sormontate da volte dodecagonali interamente rivestite di cotto, il cui andamento architettonico, mozzafiato per l’ampiezza e l’altezza degli scavi, riproduce l’antico vessillo della dinastia dei Roero, da cui queste terre prendono il nome: la ruota a dodici raggi. 

Una vera e propria «cattedrale» dedicata al vino, con le sue cripte, le navate, le cupole e gli “affreschi”.  Perché anche le pareti dell’immensa cantina sotterranea di Cascina Chicco celebrano le proprie radici: sono rivestite in gran parte delle pietre ottenute dai terreni di proprietà della famiglia Faccenda. Come i gessi di Castellinaldo che, cristallizzati in rocce brune, brillano lungo i corridoi e accompagnano il visitatore, nel loro punto estremo, ad una profondità di 28 metri nel cuore della collina. 

«I lavori ci hanno tenuti impegnati per oltre 7 anni. Oggi possiamo dirci orgogliosi, perché vinifichiamo qui tutte le uve e ogni nostro vino trova la giusta collocazione e il giusto affinamento».

Gli esploratori del Nebbiolo

In linea con la ricerca della perfezione e il profondo spirito di innovazione che trovano il loro apice nella cantina sotterranea, gli ultimi acquisti della Cascina Chicco svelano il coraggio e la curiosità della famiglia Faccenda. 

In qualità di «esploratori del Nebbiolo», trascurando i pregiudizi della gente di Langa che relegava i Roerini dla da Tane («al di là del fiume Tanaro»), Enrico e Marco hanno fatto una curiosa incursione nelle terre del Barolo. Nel 2007, a Monforte d’Alba, hanno comprato un appezzamento da cinque ettari in zona Ginestra, prestigioso cru del Re dei vini. «Dopo anni di produzione di Roero, il nostro sogno era vinificare un nebbiolo dell’”altra sponda” – continua Enrico. Anche in questo caso, volevamo creare un Barolo che rispettasse e celebrasse la complessità aromatica del suo territorio: vigneto antico, rese basse ma non esasperate, vinificazione e fermentazione tradizionale con lieviti autoctoni, macerazione lunga di 40 giorni». 

E aggiunge: «Avevamo nozioni scolastiche che ci parlavano di come aumentare la qualità del Roero, di come cercare un prodotto che raggiungesse gli apici del Barolo. Ma quando ci siamo sperimentati sul campo, nonostante tutto, abbiamo constatato che le differenze tra i Nebbiolo sono ineliminabili: tannini dolci e persistenti  a Monforte, più asciutti e decisi nel Roero. Ma non è forse questo il lavoro di un produttore? – conclude sorridendo –: sottolineare le differenze?».

Vigneti alla Ginestra di Monforte d'Alba


Roero Valmaggiore - Roero DocgRoero Docg Valmaggiore Cascina Chicco
Vitigno: Nebbiolo100%

Posizione vigneti: Vezza d'Alba - Piemonte - Italia. Sottozona: Valmaggiore, celebre per la qualità dei suoi nebbioli. Cristina di Francia e Filippo d'Agliè fanno largo uso già dal 1640 del nebbiolo di Valmaggiore. Esposizione a Sud-Ovest. L'età media dei ceppi è di 25 anni.

Terreno: sciolto, tendente al sabbioso.

Epoca di raccolta: inizio ottobre.

Resa ha: 40 hl

Vinificazione: l'obiettivo è quello di arrivare alla vendemmia con una qualità dell'uva più alta possibile. Per ottenere ciò, effettuiamo due diradamenti (inizio e fine agosto), eliminando parte degli apici e le ali dei grappoli, garantendo una produzione media di 1,80/ 2,00 Kg per ceppo. Vista l'eccezionale esposizione, i grappoli devono essere tenuti ombreggiati dalle foglie, altrimenti nelle giornate più calde il sole provocherebbe inizialmente delle ustioni ed in seguito il disseccamento dell'uva. Per la vendemmia, che in questo vigneto viene effettuata in due passaggi distanziati di una settimana, utilizziamo casse forate di circa 18-20 kg per tutelare nel miglior modo possibile l'integrità dell'uva fino alla pigiatura. La macerazione avviene in fermentini in acciaio, nei quali si può regolare la temperatura di fermentazione, e dura all'incirca una settimana. In seguito il vino sosta in carati (in parte nuovi ed in parte già usati), nei quali avviene la malolattica, per 16 mesi, prima di essere nuovamente assemblato in vasche di acciaio. Viene imbottigliato nel mese di agosto e messo in commercio, dopo un anno di bottiglia, tre anni dopo la vendemmia.

Profilo sensoriale: profumo ricco e immediato con percezioni di viola, lamponi e mora, arricchite da eleganti tocchi speziati. La bocca, ricca e strutturata, offre un crescendo di sensazioni di viola e cacao fino al potente ed austero incontro dei tannini che prolunga l'insieme delle sensazioni in un persistente finale. Eccellente con arrosti, selvaggina, brasati e stracotti, ben accompagna i formaggi. Si serve a 17-18° C. 

 

Cascina Chicco

Via Valentino, 14
12043 Canale (CN)
Tel. +39 0173 979411
www.cascinachicco.com - Facebook

   
• Degustazioni
• Visite in azienda
• Vendita diretta: da € 7 a € 20

Ultima modifica: Giovedì, 17 Luglio 2014 15:48
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