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Gattinara

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È nelle parole di Mario Soldati, enogastronomo appassionato, scrittore, poi sceneggiatore, regista e figura-simbolo del Novecento italiano, che troviamo la più limpida descrizione di Gattinara. Soldati giunge qui negli anni Cinquanta, da viaggiatore alla ricerca dell’anima dei luoghi. Ne nasce un racconto breve, Un sorso di Gattinara, in cui si celebra quello stesso vino rosso che da sempre è il vanto dei Gattinaresi.

Il legame con la terra è ancora forte per gli 8 mila abitanti di questo piccolo Comune del Vercellese, la stessa terra argillosa sulla quale si coltiva la vite (100 ettari di superficie vitata, per circa 500mila bottiglie all’anno), sulle colline digradanti che lasciano il posto alle risaie, in pianura. La tradizione vinicola della cittadina è così radicata da essere rappresentata anche nel suo stemma, in cui compare una vite carica di grappoli. 

La storia del paese si intreccia con quella della famiglia Arborio, il cui esponente di spicco fu il Cardinale Mercurino, Primo Ministro e Consigliere dell’Imperatore Carlo V. Mercurino era solito innaffiare i suoi pranzi diplomatici con abbondanti dosi di bevande ricavate dal nebbiolo del suo paese d’origine.

Protagonista indiscusso ancor oggi è proprio questo vitigno, l’uva da cui si ricava, per l’appunto, il Gattinara Docg. Degustatelo nelle cantine della zona: vi suggeriamo la Anzivino, sorta in un casale un tempo occupato da una distilleria. La signora Sabrina vi racconterà della passione che ha portato la sua famiglia a trasferirsi da Milano a Gattinara, nel 1998, per dedicarsi alla viticoltura. Vi condurrà nella tinaia – uno spazio molto accogliente, con le volte a botte in mattoni rossi – dove vi consigliamo di assaggiare il risotto mantecato alla toma con riduzione al Gattinara. Accompagnatelo con i formaggi valsesiani, serviti con una deliziosa mostarda d’uva (salsa a base di mosto cotto a bassa temperatura, molto diversa da quella che si trova comunemente nelle Langhe). Nella vasta scelta della cantina degli Anzivino troverete anche il Bramaterra, altro prodotto tipico della zona (60% nebbiolo e il restante 40% proveniente dai vitigni autoctoni croatina, vespolina e bonarda). 

Con l’auto o in bicicletta imboccate la «Strada delle Vigne», uno sterrato che attraversa un fitto bosco per poi condurvi, tra i filari, fino alla Torre delle Castelle (dell’XI secolo), dalla quale il panorama merita uno sguardo. All’inizio del sentiero troverete anche la cantina Travaglini, che vale la pena visitare: con i suoi 60 ettari di superficie vitata, è una fra le aziende vitivinicole più grandi del Gattinarese. 

Non lasciate il paese, però, senza aver prima passeggiato sotto i portici bassi della via centrale del borgo, sbirciando all’interno dei piccoli cortili in acciottolato che si intravedono al di là di vecchi cancelli, ai margini della strada. Entro quelle mura si svolge ancora, in un silenzio che è quasi torpore, la vita contadina come un tempo.

Nel centro storico si affaccia anche la bella chiesa di San Pietro, in stile gotico lombardo e mattoni rossi, sorta sui resti di un’antica pieve altomedievale. Osservatene i portali scolpiti e la vasta cupola in ferro e in muratura, capolavoro di architettura ottocentesca. Lasciando il paese, la campagna circostante vi offre diverse alternative di visita: dalle risaie e riserie, di cui il Vercellese è ricchissimo, agli itinerari naturalistici lungo le sponde del fiume Sesia, ai percorsi culturali fino alla vicina Novara.

    Ultima modifica: Domenica, 23 Giugno 2013 19:20
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