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Varallo, «nuova Gerusalemme»

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A nord di Gattinara si estende la valle del fiume Sesia. Ricca di storia e tradizioni, è famosa per il Sacro Monte di Varallo, il più antico e il più celebre dei Sacri Monti piemotesi e lombardi.


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Risalite la vallata partendo da Gattinara e costeggiando il fiume raggiungente il paese di Serravalle Sesia. Qui merita una visita l’originale Santuario di Sant’Euseo, risalente al XVII secolo, a cui sono legate antiche tradizioni e leggende. Dopo una ventina chilometri incontrerete Borgosesia, ad oggi il centro più popoloso della Valle, famoso per le industrie tessili. Risalendo la vallata, è bene che gli appassionati di vino non si perdano una visita al Parco Naturale di Monte Fenera. Oltre ai reperti risalenti alla preistoria, nei boschi del parco è stata ritrovata l’unica popolazione di Vitis sylvestris attestata in Piemonte. Si tratta di un vite ancestrale, non addomesticata, che ormai cresce sempre più rara a causa dell’antropizzazione dell’ambiente.

Da Borgosesia, proseguite verso Varallo, cuore storico della valle. Osservate l’imponente architettura della collegiata di San Gaudenzio, sulla piazza principale, e proseguite per il Sacro Monte. Edificato a partire dal XV secolo, fu voluto da Padre Bernardino Caimi, francescano dell'Antica Osservanza. Tornato da un viaggio in Medio Oriente, il francescano maturò l’idea di riprodurre in occidente i principali santuari della Palestina, creando una “Terra Santa in miniatura”. Nel 1481, folgorato dalla terrazza di roccia che domina Varallo, decise che sarebbe stato questo il luogo dove edificare il suo sogno. È così che le 43 cappelle edificate nel corso dei tre secoli successivi – molte delle quali lascito del geniale pittore architetto e scultore Gaudenzio Ferrari – furono ribattezzate la «Nuova Gerusalemme». 

L’ascesa al Monte è un’esperienza artistica e religiosa senza pari, in grado di stupire il più scettico dei visitatori. Le oltre 800 statue in terracotta policroma a grandezza naturale che popolano le cappelle, i loro gesti particolari e teatrali, le espressioni del volto ognuna diversa dalle altre, gli affreschi che sfondano le pareti e creano scenari corali e spettacolari: tutto concorre alla meraviglia e allo stupore di fronte ad una così partecipata e popolare ricostruzione delle scene evangeliche. L’itinerario ripercorre le tappe della vita di Gesù in Palestina dalla natività al Santo Sepolcro, attraverso scene di rara potenza drammatica come la Strage degli innocenti e l’Ecce Homo, dove la crudeltà del mondo nei confronti del Cristo pare essersi condensata nel volto dei suoi aguzzini.

Tanta è la bellezza e l’unicità del luogo che furono molti gli scrittori e gli intellettuali colpiti dalla visione del Sacro Monte. Su tutti, spicca la figura di Giovanni Testori: fu lui a coniare l’espressione «gran teatro montano», dedicando a Varallo pagine intense e commosse. 

Come scrisse nel Tanzio da Varallo, in queste cappelle «tutto viene da un'urgenza di vita in atto, di rappresentazione colta nel suo massimo movimento e perciò tutto sta perennemente aperto come sul palcoscenico di un teatro che abbia la forza di trascinare continuamente a sé nuova vita e nuova morte».

Ultima modifica: Venerdì, 07 Giugno 2013 16:44
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