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Gavi

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Né ferrovia, né autostrada: a Gavi ci devi andare apposta. Molti però sono i motivi che spingono i turisti a visitare questa cittadina dove  arte, storia ed enogastronomia si intersecano fortemente: “un piccolo scrigno” tra il Forte e il fiume Lemme.

Gavi è uno degli 11 comuni che fanno parte della denominazione Gavi Docg, vino bianco del vitigno cortese, che coinvolge una superficie vitata di circa 1.450 ettari e 320 vignaioli. A dare nobiltà ad un vino amato in patria ma molto apprezzato anche in tutta Europa, è stato, secondo leggende popolari, un coltivatore gaviese detto Limunin. Inizialmente venduto sfuso o utilizzato come taglio per altri vini, il cortese non era adatto ad essere imbottigliato poiché s’intorpidiva rapidamente. Con l’aiuto di un farmacista, il Limunin riuscì a trovare la giusta tecnica di filtrazione per far sì che il vino ottenuto fosse limpido e capace di conservarsi nel tempo.

A Gavi la macchina serve poco, tutto è a portata di mano. Parcheggiato in piazza Dante, vi consigliamo di salire subito al Forte, prendendo l’antica mulattiera che parte a destra delle scuole elementari. «La stradella del Forte», disseminata di cartelli che vi racconteranno, tra leggenda e verità, la storia del Castello, vi porterà fino in cima, dove le guide vi mostreranno l’antica chiesetta, la polveriera, le prigioni, i magazzini nonché alcuni antichi filari di vite sui bastioni. Una fortificazione passata di mano in mano nel corso dei secoli e che grazie al Fra’ Fiorenzuola e all’architetto Bartolomeo Bianco ha visto nascere la sua attuale fisionomia. La montagna su cui è arroccato è parte integrante di un’architettura imponente e offre una vista eccezionale.

Teatro di manifestazioni e rievocazioni storiche, a disposizione per incontri e meeting con una sala convegni di oltre 100 posti, il fascino del Forte è arricchito dalle numerose leggende che lo riguardano. Si mormora che la principessa Gavia, figlia di Clodomiro, re dei Franchi, in fuga col marito, sposato contro il volere del padre, abbia trovato rifugio nelle stanze del Forte, dove, pare, sia nascosto tutt’oggi il suo prezioso tesoro.  

Il centro nevralgico del paese si sviluppa lungo le due vie principali, via Garibaldi e via Mameli, che si insinuano in mezzo alle case addossate una all’altra. Continuamente si aprono deviazioni, anfratti, archi e volte che vi porteranno ora in una villa signorile, ora in una casetta caratteristica dalla facciata colorata, ora in un bottega o un forno o una locanda. Da non perdere il Palazzo Serra di via Garibaldi dove fu ospitato Napoleone durante un suo viaggio in Italia e la chiesa romanica di S. Giacomo Maggiore, in arenaria locale in piazza Martiri della Benedicta: sulla destra troverete un caratteristico porticato, antico chiostro, con un terrazza panoramica. Parte dello spazio è dedicato al dehor del Ristorante Barbarossa.

Proseguendo lungo via Garibaldi, fate un salto al Portino del XIII secolo, unica sopravvissuta delle antiche quattro porte di accesso alla città: si trova nella traversa Vico Fortino.

Gavi non è solo il centro: dal suo cuore partono numerose arterie che vi porteranno alla scoperta delle ville signorili e rinascimentali, come la Centuriona o la Toledana, oggi sontuose dimore di proprietà privata. Vale la pena di arrampicarsi al Santuario Nostra Signora della Guardia, su un’altura che domina la zona, in cui ammirare la statua lignea della Vergine, ex voto di Giacomo Bertelli: durante l’assedio austro-piemontese, il gaviese fece voto alla Madonna che, se avesse avuta salva la casa, avrebbe dedicato una statua alla Vergine della Guardia, dipinta sul muro di un edificio vicino al suo riparo. Così fu e la statua venne collocata all’interno del Santuario.  

Annosa diatriba divide i gaviesi: saran migliori gli amaretti della Pasticceria Traverso o quelli del Caffè del Moro? A voi l’ardua sentenza. Sta di fatto che gli amaretti di Gavi sono eccellenti, così come i canestrelli, impastati senza uova, burro e acqua ma con olio d’oliva e Gavi Docg; appena scottati in acqua bollente, vengono poi cotti nel forno a legna. 

Non potete allontanarvi da Gavi senza aver assaggiato i famosi «Ravioli con il tocco», sugo ristretto di carne: vi consigliamo il ristorante La Masseria, antica dimora di fine Seicento, un tempo locanda utilizzata per il cambio dei cavalli. Tra gli antipasti, la Testa in cassetta di Gavi, prelibato salame che potrete acquistare (ma non lo preparano in estate) dalla Macelleria Salumificio Bertelli Ottavio, unico produttore di Testa in cassetta tradizionale. 

Se volete fare incetta dei prodotti locali, recatevi la seconda domenica del mese, alla mattina, in piazza Cortezerbo: qui si riuniscono i produttori e gli artigiani gaviesi per vendere i frutti del loro lavoro. In alternativa potete rivolgervi al ristorante Il Girasole che propone una vasta gamma di prodotti locali esposti in un negozio in via XX Settembre.

    Ultima modifica: Mercoledì, 26 Giugno 2013 10:32
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