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Tortona

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È nelle parole del giovane scrittore Marco Candida che si nasconde il segreto di Tortona, il suo passato di terra di transiti, commerci, confini e conquiste ad opera dei tanti potentati che le crescevano intorno. Una storia di guerre e distruzioni, dominatori e dominati, centro e periferia. Ma anche la fierezza e l’orgoglio di una città che, come continua lo scrittore, è sempre esistita «resistendo alla forza del transito d’energie che passa in quel luogo», rivendicando di epoca in epoca la sua indipendenza e lottando fino al sacrificio per mantenerla.

 

Tortona è una cittadina di venticinquemila abitanti in provincia di Alessandria e sta a quaranta minuti di macchina da Milano e ad una cinquantina di minuti da Genova. Fai dieci minuti di auto e da Tortona provincia di Alessandria in Piemonte sei a Voghera provincia di Pavia in Lombardia. In circa un’ora d’auto si arriva a Torino e in  meno di un’ora si arriva a Piacenza in Emilia Romagna. Per questa ragione Tortona è sempre stata considerata un crocevia, un luogo di transito e io è qui che sono nato.

 

Anche Federico Barbarossa dovette riconoscerlo: i Tortonesi sono gente coriacea. Quando, nel 1155, scese in Italia per domare le città italiane che non riconoscevano il suo potere, i suoi eserciti furono respinti più e più volte dalle mura di Tortona. Fino a che, stremati dalla resistenza dei borghigiani, dovettero avvelenare le sorgenti della cittadella per stipularne la resa.

A memoria di questa e di cento battaglie che videro impegnati i Tortonesi, sul colle che domina la città resta un torrione, detto → La Torre del Castello. Poco più di un rudere si direbbe, ferito dal tempo. Ma nelle pietre e nei mattoni superstiti passa la storia di tutta Tortona: dalla fortezza romana dell’antica Iulia Dertona – snodo cruciale per le comunicazioni tra Liguria e Pianura padana – a quella medioevale che oppose resistenza ai Tedeschi; dal Castello rinascimentale dei Visconti al Forte San Vittorio, voluto dai Savoia nel ‘700 per controllare il Piemonte orientale. Fino all’ultima decisione di Napoleone Bonaparte, che nel 1801 ordinò la sua demolizione.

La Torre del Castello e il parco circostante sono un ottimo punto di partenza per visitare Tortona. Da qui si può scendere seguendo viale Vittorio Veneto e poi via XX settembre in piazza Cavallotti, dove a fianco dell’Ospedale Civile comincia la Via Emilia, sulla quale si affacciano i principali monumenti cittadini. Era questa l’antica Aemilia Scauri, importante direttiva voluta dal censore romano Emilio Scauro nel 109 a.C. per collegare lo Spezzino a Vado Ligure senza passare dalle coste, impervie e pericolose.

La Via Emilia attraversa tutto il centro storico in un susseguirsi di piazze, incroci e porticati, che a Tortona vengono chiamati “Portici Nuovi” e “Portici Vecchi”, divisi da piazza Duomo, il centro nevralgico e culturale della città. È qui che sorge la → Cattedrale dedicata alla Vergine Maria Assunta e a San Lorenzo, con facciata neoclassica, ma origini tardo cinquecentesche.

Dietro la Cattedrale, presso il palazzetto medievale di Corso Leoniero, ha sede la → Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona. Qui, nel 2012, è stata inaugurata la mostra permanenteIl Divisionismo, nata da un nucleo originario di tele di Pellizza da Volpedo e poi arricchita con successivi acquisti. Oggi la permanente ospita più di cento lavori dei più importanti divisionisti italiani tra cui Plinio Nomellini, Emilio Longoni e Giovanni Segantini.

Nelle vicinanze di piazza Duomo merita una visita il ­­­cinquecentesco → Palazzo Vescovile che custodisce il prezioso Trittico di Lucedio dipinto dal Macrino D’Alba.

Per i vostri desideri enogastronomici, restando in zona, vi consigliamo la → Vineria Derthona, con la sua ampia scelta di etichette locali e buone proposte culinarie (imperdibili gli agnolotti), in un ambiente semplice ma accogliente.

Sotto i portici del Duomo, sull’angolo della piazza, una sosta golosa alla → Pasticceria Vercesi è un tributo alla storia enogastronomica di Tortona. È infatti in questo luogo che nacquero i Baci Dorati, variante del Baci di Dama anch’essi, pare, di origine tortonese. Avvolti in carta dorata, leggermente ovali e preparati con mandorle e cacao, i Baci di Vercesi vengono venduti assieme alla poesia degli anni ’30 che li celebrava: «Son squisitissimi, cari, gustosi \ Come i sorrisi d'Amanti e di Sposi».

Proseguendo lungo la Via Emilia, la strada si apre su piazza Aristide Arzano, dominata dalla torre civica e cinta dal quattrocentesco → Palazzo Guidobono, che ospitaesposizioni ed eventi ed è sede dell’→ Ufficio Turistico. All’interno del Palazzo si trovano alcuni importanti ritrovamenti di epoca romana: al piano terra il pregevole Sarcofago di Publio Elio Sabino in marmo bianco con bassorilievi, del III secolo d.C., mentre i sotterranei conservano i resti di un pavimento a mosaico oltre a una niviera rinascimentale, un tempo utilizzata come ghiacciaia per conservare i cibi deperibili.

A fianco di Palazzo Guidobono, all’interno delle sale della → Biblioteca Civica, il passato millenario della città chiede un ultimo tributo. È qui che si può ammirare il dipinto di Andrea Gastaldi La Costanza dei Tortonesi, noto anche come la Sete dei Tortonesi. Il quadro, in una scena di straziante realismo, ritrae le accanite lotte che si svilupparono per il controllo delle fonti d’acqua attorno alla città, durante l’assedio del Barbarossa. Come sappiamo, la Storia condannò i Tortonesi alla sconfitta, ma il loro sacrificio venne scolpito nella memoria a modello di fiera indipendenza e libertà. Come lapidariamente scrisse Carlo Varese nel suo romanzo storico sull’assedio di Tortona, il Folchetto Malaspina: «Ridurre il valor Tortonese era durissima impresa» in una città «determinata a resistere con ogni possa».

    Ultima modifica: Giovedì, 23 Maggio 2013 18:04
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