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Il Barolo oltre il Barolo: a Vinum con Alessandro Masnaghetti

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A Vinum, la fiera enoica di Alba, Alessandro Masnaghetti ci ha accompagnato fra i cru del Barolo: con le parole, con l’assaggio e con i piedi. Vi lasciamo il retrogusto di un’esperienza intensa che ci ha portato dritti al cuore del Barolo, anzi oltre. Enjoy!


Cercate di non cedere alle generalizzazioni che sentite. Tipo che il Barolo di La morra invecchia prima mentre quello di Serralunga ha bisogno di almeno 10 anni prima di venir fuori… La Morra può avere uno stile più pronto, ma anche in zone come Santa Maria e Brunate troviamo vini tra i più longevi ed eleganti… Non si può generalizzare”.

Queste parole fanno capire subito lo spirito con cui Alessandro Masnaghetti (ingegnere, degustatore, giornalista ed editore di Enogea), fra le voci più apprezzate ed ascoltate sul vino in generale e il Barolo in particolare, ha condotto l’incontro sui Barolo DOCG in vigna in occasione di Vinum, la fiera del vino di Alba che si è svolta dal 25 aprile al 4 maggio.

Masnaghetti vuole che ciascuno, con la sua storia ed esperienza personale in fatto di vini, arrivi dritto al punto, o meglio al bicchiere di Barolo, senza pregiudizi o schemi mentali, e che l’esperienza accumulata con viaggi, studi e bottiglie (la Trinità del degustatore) si ritiri un attimo, mentre si assaggia, che stia lì sospesa, ferma sulla soglia, pronta a venire in aiuto ma anche a lasciarsi sorprendere.

Fatta questa premessa, lasciatevi condurre insieme a noi dalle parole di Alessandro Masnaghetti nel cuore del Barolo: i suoi cru e le sue terre.

Masnaghetti durante la degustazione

I cru prima dei cru

“Tenete a mente, parlando di cru del Barolo, due cose: primo, il cru non indica solamente il luogo, ma anche il prodotto. Secondo, ogni angolo ha una storia da raccontare”

I cru del Barolo ne sono l’anima, perché esprimono la particolarità specialissima di questo territorio, suddiviso in una miriade di terre diverse fra loro per qualità del terroir, altitudine, esposizione (una caratteristica molto importante per determinare la qualità di una zona o dell’altra), tecnica, capacità del produttore

Cannubi, Ciocchini, Bussia, Bricco delle Viole… i nomi dei cru hanno sempre avuto un loro posto nella storia del Barolo, sulla bocca delle persone prima ancora che sulle etichette. È del 1961 la prima comparsa su etichetta dell’indicazione geografica. La pratica di indicare nell’etichetta anche il cru si diffonderà soprattutto negli anni Ottanta, ma bisogna aspettare fino al 30 settembre 2010 per avere il riconoscimento ufficiale dei cru, o meglio menzioni geografiche aggiuntive, con apposito Disciplinare del Ministero del lavoro.


 ---> Iniziate ad assaporare il “carattere dei cru” in questa mappa “ufficiosa” che Masnaghetti ha regalato a Wine Pass e che noi regaliamo a voi 


Due note per leggere l’etichetta

Il Disciplinare del 2010 dà indicazioni precise su come apporre il nome del luogo sull’etichetta. L’ordine è il seguente:

  • Barolo (l’indicazione generica della zona)
  • Barolo e nome del comune di… -- > es. Barolo del Comune di Serralunga. Indica che non siamo di fronte a un cru ma all’assemblaggio di zone diverse. Non si può quindi avere la menzione geografica e la fascia è base.
  • Barolo e menzione geografica aggiuntiva (cru) -- > es. Barolo Bussia
  • Barolo, menzione geografica aggiuntiva e vigna -- > es. Barolo Bussia Vigna Colonnello.

La menzione della vigna, che si deve accompagnare a quella del cru, è una scelta cara, per non perdere alla memoria nomi di che altrimenti scompaiono.

Con questa mini-guida alla lettura delle etichette vi lasciamo anche l’esercizio: “Ritrova nelle etichette qui sotto i casi che hai appena studiato!”

  1. Barolo comune di Castiglione Falletto, Cascina Bongiovanni– annata 2010
  2. Barolo Bussia (Monforte d’Alba), Silvano Bormida – annata 2010
  3. Barolo Bricco Luciani, Cascina del Monastero – annata 2009
  4. Barolo Ravera, Cagliero – annata 2007
  5. Barolo Cerrati Vigna Cucco, Cascina Cucco – annata 2008
  6. Barolo Villero, Boroli – annata 2007
  7. Barolo Bussia Soprana Vigna Mondoca, Oddero – annata 2006 

Una degustazione fra Baroli decisi e Baroli “sorprendentemente freschi”

I Barolo degustati con Masnaghetti

Per la degustazione dei cru di Barolo non abbiamo scelto etichette a caso: sono quelle selezionate per la degustazione guidata “dal Masna” (come viene chiamato familiarmente Alessandro Masnaghetti dal popolo del web – e noi ci mettiamo nel gruppo).

Ciascuno è bene che si senta libero di assaggiare il vino e, soprattutto, di esprimere un giudizio: ma in questo caso non ce la sentiamo di sovrapporre le nostre parole a quelle di Masnaghetti. Quindi eccole, gustatevele com’è stato per noi a Vinum.

COMUNE DI CASTIGLIONE – CASCINA BONGIOVANNI, 2010

Questo Barolo di Cascina Bongiovanni del 2010, se assaggiato nuovamente dopo gli altri, rivela una chiara nota di Tabacco. Ecco cosa ne dice Masnaghetti: “I Barolo che provengono da Castiglione Falletto non sono solamente buoni, ma riconoscibilissimi: qui si ritrova l’eleganza fruttato-floreale tipica delle Rocche di Castiglione, e raramente riproducibile”.

BUSSIA – SILVANO BORMIDA, 2010

Dopo il primo assaggio, ecco subito un salto di tannini con il Barolo Bussia (del comune di Monforte d’Alba – questo cru è molto esteso e copre due comuni, quello di Monforte e quello di Barolo) di Silvano Bormida, anno 2010. “Il Barolo Bussia ha una nota di rovere che deve essere digerita. È più deciso, più maschio, del precedente”.

BRICCO LUCIANI – CASCINA DEL MONASTERO, 2009

Il Barolo di Cascina del Monastero, viene dal cru di Bricco Luciani nel comune di La Morra. Presenta una nota molto forte ma anche una punta di dolcezza, com’è tipico dei grandi cru.

RAVERA – CAGLIERO, 2007

Il Barolo di Cagliero, del 2007, è della zona Ravera Barolo. Come il Bussia, anche il Ravera è un cru molto esteso ed è suddiviso fra i comuni di Barolo e Novello. Cagliero per posizione si trova vicino al cru di Terlo, nel comune di Barolo, con cui condivide delle affinità, quasi più che con altre zone più lontane del cru Ravera.Annota Masnaghetti “Assomigliano più ai vini di Terlo, che non, per esempio, al Ravera Novello. Il 2007 è un’annata calda ma questo vino è una bella sorpresa: ha un finale un po’ corto rispetto agli altri, ma ha una freschezza notevole, per essere un 2007”.

CERRATI – CASCINA CUCCO, 2008

Cascina Cucco Cerrati

La vigna da cui proviene il Barolo di Cascina Cucco, annata 2008, viene dalla vigna Cucco nel cru di Cerrati (comune di Serralunga d’Alba). La zona ha un’esposizione a pieno sud: tenetelo a mente, perché l’esposizione è uno dei fattori più importanti nel determinare le caratteristiche del vino. Ecco che ne dice Masnaghetti: “Qui si sente pienamente l’esposizione a sud. Pur essendo un 2008, annata più fresca del 2007, è meno fresco del Cagliero, contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettati. Non è un vino tannicamente deciso, e questo è un altro contropiede… ma alla fine di tannini in coda se ne sentono, una zampata di Serralunga c’è”. 

VILLERO – BOROLI, 2007

Boroli Villero

Il vino di Boroli, è del cru Villero nel comune di Castiglione Falletto: la zona fa parte di quello che è considerato il “Gotha” delle grandi vigne di Langa. Masnaghetti ci ha invitato a fare una degustazione a confronto per anno, con il Barolo di Ravera: “Il confronto da fare qui è non con il Barolo di Cascina Cucco ma con l’altro Barolo del 2007, di Cagliero. Presentano due differenze, di frutto e di tannino: il Cagliero è più fruttato, questo è più “Barolo”, e mentre il Cagliero è più sfuggente, il vino di Boroli presenta la solennità tannica tipica di Villero”. 

BUSSIA SOPRANA – ODDERO, 2006

La degustazione si chiude con il Barolo più vecchio dei sette, quello di Oddero, proveniente dalla vigna Mondoca nel cru di Bussia Soprana di Monforte d’Alba. L’età lo differenzia nettamente dagli altri. Aggiunge Masnaghetti: “Il 2006 è un’annata più classica, decisa. Questo è un altro bel vino, con profumi puliti e non troppo segnati, alla bocca non è un tannino violento o sgarbato, è perfetto da dovunque lo prendi”.

Pellegrinaggio enoico per conoscere i cru del Barolo

Se conoscete Masnaghetti, apprezzerete il suo lavoro minuzioso, da ingegnere esperto ed appassionato, di mappatura dei cru del Barolo. Noi abbiamo avuto la fortuna di “vivere dal vivo le mappe di Masnaghetti, lui presente, in giro per le strade dei grand crus. Siamo infatti usciti dall'aula di degustazione di Vinum, ad Alba, per partire alla volta della colline dove si compie la magia infusa nel bicchiere.

I cru Brunate e Cerequio (in alto a sinitra)

Davanti a noi, il Castello di Castiglione Falletto, con a destra la collina di Bricco San Biagio e a sinistra, più in alto, Serralunga Sullo sfondo le colline del Roero: si distinguono immediatamente perché sono più boscose e appuntite, meno ampie di quelle del Barolo.

Vediamo Monvigliero e Santa Maria: vederli dal vivo fa capire come davvero esposizione e altitudine siano un elemento fondamentale: una cosa che, sulla dimensione piatta della mappa, non si può percepire appieno. Ecco perché bisogna camminare, per entrare davvero nel cuore del Barolo (viaggi, assaggi e studi, ricordatevi la triade della degustazione).


--> Se volete un suggerimento sui sentieri da percorrere, Wine Pass ne ha preparati alcuni apposta per voi


O ancora la Ravera storica, dove vediamo la cantina di Domenico Clerico, estrosa e bianca. O Serralunga, con le vigne di Bruno Giacosa (Rocche di Falletto) e quelle di Pio Cesare (Ornato). Margheria, segnata dal rosso delle case-guscio fatte costruire attorno alle vecchie abitazioni da Gaja. A proposito di Gaja: riconoscete subito le sue vigne perché sono verticali, per un miglior dilavamento (“e ci vuole un bel fegato ad andare su e giù col trattore per una pendenza del genere…”, sorride la nostra guida).

Stiamo per finire il giro e il sole accende il verde della zona più rinomata del Barolo, quella dei Cannubi. Entriamo della zona di Fontanafredda che si riconosce subito per le sue “collinotte morbide e rotonde, che ti vien voglia di toccarle”.

Torniamo al Bricco Ambrogio: l’escursione è terminata, ma non finisce la voglia di conoscere sempre più da vicino questa terra di Langa, viva e serena. E visto che vogliamo lasciarvi appieno la voglia di conoscere il Barolo e i suoi cru, ecco un po’ di materiale per orientarvi. E buon Barolo a tutti! 

Le mappe del Barolo: una minima storia

• La prima "mappa dei cru ante-litteram" è di Lorenzo Fantini, che nella "Monografia della Viticoltura ed Enologia della Provincia di Cuneo" elenca le zone di produzione di Barolo e Barbaresco (la monografia è stata scritta attorno al 1880 e ne rimangono pochi esemplari, fra cui una ristampa de 1979 a cura dell'Ordine dei Cavalieri del Tartufo di Alba).

• Per avere una cartina vera e propria bisogna aspettare fino al 1929: è di Ferdinando Vignolo Lutati e descrive il comune di Castiglione Falletto con le sue vigne.

• Del 1980 è la carta di Renato Ratti, il primo vero lavoro di classificazione dei cru. Assieme a questa Ratti elabora un elenco delle annate dal 1868 al 2007, con i suoi giudizi (... se siete dei curiosi come me, eccovi la riproduzione digitale di carta e la valutazione delle annate).

• Nel 2000 esce "L'atlante delle vigne di Langa" a cura di Carlo Petrini per i tipi di Slow Food, con annessa mappa della zona...

• ... e nel 2007 viene pubblicata la prima delle cartine pubblicate da Enogea, quella su Castiglione Falletto.

P.S.

Le mappe parlano. E una cosa che dicono chiaramente è, per esempio, che le terre del Barolo terre non hanno subito le tristi devastazioni di altri luoghi (l'Alto Piemonte, ad esempio): la superficie vitata infatti, se si confronta si confronta la cartina 2007 con la "nonna" del 1929, è rimasta, quasi, inalterata.

Ultima modifica: Mercoledì, 21 Maggio 2014 17:15
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