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La luce del Gavi, il bianco "in bilico" più cortese del Piemonte

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Photo Circuto GoldenGavi Photo Circuto GoldenGavi

Molti non lo sanno, ma il Piemonte è una grande terra di vini bianchi. Prova ne è il Gavi che negli ultimi tempi ha raggiunto livelli altissimi, generando un distretto vitivinicolo affascinante e ancora tutto da esplorare

Con tutto l’ingombro dei vini rossi di straordinaria qualità prodotti dalla regione, talvolta ci si dimentica della straordinaria vocazione del Piemonte anche sul fronte dei vini bianchi, a partire proprio dai vini di Gavi. La storia di questo vino inizia solo negli anni Cinquanta grazie all’intuito di Vittorio Soldati che prese a vinificare le uve di Cortese della proprietà di sua moglie Federica Parodi nella frazione di Rovereto di Gavi. L’azienda era – ed è – La Scolca, tuttora fortemente impegnata nella valorizzazione di questo terroir, con vini emblematici. Il Gavi fu quindi uno dei vini bianchi italiani di maggior fama e successo in un periodo compreso tra gli anni Settanta e Ottanta, con vini brillantemente fruttati, non particolarmente caratterizzati, semplicemente freschi e beverini, in alcuni casi acerbi. Oggi, da un decennio almeno, Gavi è un bianco che si propone ad altissimi livelli con una decina aziende già impegnate sul fronte della produzione di qualità senza compromessi e senza scorciatoie, creando di fatto un distretto vitivinicolo tra i più affascinanti d’Italia, per diversi motivi.

 Foto GoldenGavi

Disposizione. Il vitigno, il territorio e il vino

C’è una luce unica dentro i migliori vini di Gavi, c’è un infittirsi e tendersi di situazioni tutte singolari. C’è una luce affilata che bisogna saper cogliere, una luce che va cercata sia che voi siate produttori o che siate consumatori. I Gavi sono bianchi in bilico. L’uva che ne è alla loro base è il Cortese, un vitigno che in nessun altro luogo riesce a trattenere tutta l’energia che riserva qui. Altrove riesce neutra, piatta, placata, poco ispirata e poco ispiratrice. Qui, nei campioni più riusciti, crepita personalità. Una personalità tutta minerale che non può svincolarsi dal territorio particolare. Ecco, come per pochissimi altri distretti vinicoli e vini italiani, il concetto di unicità dello specifico ambiente vitivinicolo, tutto ciò che si riassume mirabilmente con il termine francese di terroir, qui si allaccia e si realizza con una efficacia straordinaria.

È il Cortese a Gavi, di Gavi e dintorni immediati. E Gavi è ancora Piemonte ma è già in odore di Liguria (la sua tavola, i suoi piatti e le tradizioni gastronomiche confermano puntualmente un’ispirazione trans regionale). È terra di colline, quasi di monti, ma con i profumi del Mediterraneo a sostenere tutti i suoi respiri. È terra agricola aperta per molti suoi scorci, eppure arroccata, di vigne che si mescolano a boschi e sontuosi paesaggi naturali, con un suo piglio esclusivo, quasi accigliato, come il castello che dall’alto su di una roccia rivestita incombe sull’abitato di Gavi.

Si potesse raccontare in una forma visiva, il gusto di un vino Gavi al suo meglio, lo si dovrebbe tracciare con un profilo teso, verticale, slanciato, affilatissimo.

Circuito Golden Gavi

Carattere. Forma, circostanze

Così sono i vini Gavi. I migliori e i più rappresentativi, per lo meno, quelli che luccicano di tutti questi propositi e condizioni, quelli che vivono di tutte queste antinomie e le traducono in una forma coerente. Sono corde tese su di un precipizio. Sono la vertigine. Si potesse raccontare in una forma visiva, il gusto di un vino Gavi al suo meglio, lo si dovrebbe tracciare con un profilo teso, verticale, slanciato, affilatissimo. Ha una luce unica. Una freschezza particolare con un succoso ricordo di agrumi che si stacca aspro, infiltrante, tagliente talvolta. La tensione verticale dei profumi, i ricordi di erbe mediterranee, la salsedine, il mare, il salmastro che di tanto in tanto vi si accorda. Un continuo rimbalzare tra gli Appennini e il Mediterraneo, in una forma delicata e tenue, senza eccessi, per cui l’alcol stesso – a differenza di quello che accade altrove, in altri reputati distretti viticoli – qui difficilmente supera i 12 e mezzo, quasi sempre si attesta al netto dei 12, talvolta addirittura rimane appena sotto. Un vero incitamento alla beva, questo può essere il Cortese di Gavi. Perché ciò accada, è essenziale evidenziarlo, deve essere però proprio un Gavi al suo meglio, in quanto questo bianco così personale, così vivo di slanci nella sua forma più intransigente e curata, rischia di cadere nella più neutra banalità in un attimo, laddove non ci siano le premure migliori in vigna e in cantina. È un filo tirato nel vuoto. Un vino in bilico.

Circuito GoldenGavi

Attitudini e parvenze. Singolarità nel territorio

Un vino che come ogni grande vino si allaccia al valore di questo terroir, allo straordinario legame stabilitosi tra l’uva Cortese e i diversi pendii dove qui alligna, sapendo mediare e modularsi al meglio, assecondando le diverse condizioni ambientali. Per cui i terreni della frazione di Rovereto e quelli di Tassarolo accendono il Cortese di intensità assieme salina e fruttata, che solo di rado si riscontra altrove. Verso la frazione di Monterotondo, le macchie calcaree e tufacee e le altitudini – che a tratti si fanno più severe – paiono innervare i vini di una mineralità più decisa e marcata. Verso Novi Ligure le terre si schiariscono e si fanno più sciolte, per vini che in molti casi sembrano enfatizzare un carattere marino. I terreni poi della valle del fiume Lemme, sul lato occidentale di Gavi, presentano sabbie di carattere più detritico e alluvionale, che si traducono in vini più opulenti. Le pendenze possono salire ancora sul fronte a Sud, tra Carrosio, Bosio, Parodi Ligure: si sente e ci si avvicina al mare, per vini materici di fibra minerale e salina, con profumi che possono sollevarsi tersi di agrumi, in accordo con le escursioni termiche delle migliori esposizioni.  

Uva Cortese

Attitudini e parvenze. Poliedricità nelle interpretazioni tecniche

In linea generale, l’uva Cortese predilige vinificazioni in acciaio in modo da non perturbare col legno le sue sottigliezze aromatiche, ma qualche felice eccezione non manca e dimostra quanto questa uva possa accordarsi anche al rovere con la dovuta sensibilità del vinificatore. La poliedricità del vitigno è inoltre avvalorata da forme altrettanto efficaci. Penso alle vendemmie tardive, penso a vini con oltre dieci anni di permanenza sulle fecce in acciaio, fino agli spumanti metodo classico, altra tipologia eccellente e sorprendente del Cortese di Gavi. Una forma su cui territorio e vitigno si cimentano con risultati di rilievo da decenni. Ma questa, pur nello stesso scenario e con gli stessi interpreti, è forse un'altra storia ancora. 

C’è una luce unica dentro i migliori vini di Gavi, c’è un infittirsi e tendersi di situazioni tutte singolari. C’è una luce affilata che bisogna saper cogliere, una luce che va cercata sia che voi siate produttori o che siate consumatori.

Ultima modifica: Mercoledì, 10 Luglio 2013 13:18
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